Ho deciso di non morire

Canpanotto Editore

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In questa occasione del solstizio d’Autunno l’Unesco che vede nel suo statuto principi fondamentali come la pace e la cultura nel rispetto dei diritti umani, non per niente ricordiamo qui che la Presidente Signora Renata D’Aronco Capria è stata nominata ‘Messaggero di pace ‘nel tempio nazionale di Monte Grisa dedicato a Maria madre Regina, in una solenne cerimonia il 18 giugno del ’22, l’Unesco presenta 3 artiste friulane: Marina Coccolo, Bruna Bassi in qualità di pittrici che fanno corona dulcis in fundo alla poetessa e attrice Leda Palma. Per queste figure di donna vi porgo un’immagine particolare: un giardino con tre rosai fioriti, tra loro ben definiti nella loro individualità. Il giardino è il paese di Pagnacco tra i colli occidentali del nostro Friuli! Marina Coccolo è figlia d’arte, eredita dal padre Dino il talento, un talento che anche lo zio possiede, Italo Coccolo. Diverso è il loro linguaggio, il padre con atmosfere ovattate e morbide, quello dello zio intessuto di ombre e significati esoterici. Quello di Marina, delicato e sottile, con una tavolozza ben definita di colori, magnifici i ritratti a matita, prime e continue espressioni del suo iter pittorico. Accanto a questi occhieggiano gli acquerelli di Bruna Bassi. Bruna è anche costumista e scrittrice di poesie che mi auguro vengano lette in una serata di questi convivi culturali, in futuro, ampiamente! I suoi lavori mettono in luce la sua sensibilità gentile e il riscatto di donna friulana. Tra le due damigelle pittrici si presenta Leda. Leda si diploma maestra ma non la tocca l’insegnamento e preferisce dedicare il suo tempo all’esperienza del teatro, inizia così il suo destino e giunge a Roma e recita con Albertazzi, Buazzelli, Lavia. Tra I libri pubblicati e altri ancora dal nome famoso! Scrive testi teatrali, corregge bozze, recita, scrive poesie, novelle e tra i libri che hanno toccato la mia curiosità: Il Tibet degli ultimi, presentato nella comunità del compianto Don Di Pazza, presente allora il lama del monastero di Polava, poi il libro ‘I conti dell’anima’ in cui l’incomprensione del padre viene cancellata in un nuovo incontro in cui l’anima fa luce sui trascorsi tra i due e si appaga in un amore rinnovato, e ora questa sera il libro ‘Ho deciso di non morire’. Come nella pittura il linguaggio si evolve anche nella poesia raggiunge trasformazioni che alle volte appaiono incomprensibili ma sono cariche di palpito e di emozioni in un sciorinamento di parole feraci di significati sottesi.
Voi vi chiederete – Ma questo titolo cosa significa?
Moriamo tutti! Ma la morte che intende Leda è il buio dell’anima che porta a essere impauriti, disorientati, senza ritorno con il volto nel fango, ma una piccola luce, un riscatto, risveglia dal sonno per ritrovare l’unità e il desiderio di darsi alla luce riconoscendoci continuamente nella consapevolezza che tutto è UNO e che la vita diventa, seme per tutte le stagioni di felicità. A questo rinascere fanno eco le immagini del passato contrapposte al presente. Risate antiche. Rose sbriciolate nella processione del Corpus Domini,canti di festa allietati dal talento del vino, dal profumo della polenta. Rose rapsodia di un mondo alternativo (passato e presente) lungo la processione cadono i petali sulla strada. Quella strada percorsa ora anche da migranti, rose dalle labbra di api, centro di bellezza, santuario di un gregge che tenta di drizzare il mondo, un mondo che suona scontro di sangue che è un susseguirsi di fatti sbagliati privo di altruismo, indifferente, sintesi di dolore tra vittime appiccicate, ma qualcuno ti apre e nelle vene scorre un dono come talento d’amore e salpi dialogando con Dio.
Questa non è la summa del pensiero di Leda poetessa della rassegnazione!? Non credo, è insito in lei il desiderio di rinnovare il fondo del dolore con la luce dell’anima con la speranza che tutto vada verso la Bellezza, l’Uno, ed è qui, proprio qui che Leda decide di non morire.

Maria Ciani Seren

Dopo una carriera eccelsa da attrice, Leda Palma si è regalata una seconda vita artistica abbracciando sempre più decisamente la strada della poesia: per questo il titolo di “Ho deciso di non morire”, la sua ultima raccolta edita da Campanotto che sarà presentata martedì alle 20.30 al Castello Valentinis di Tricesimo, suona molto più che un semplice esercizio di stile. Tutta la parabola artistica di Leda è sempre stata un inno alla libertà creativa: e in questa fase del suo percorso, aver calcato i palcoscenici con assi del sipario come Laviae Bosetti si riverbera anche su un dettato poetico che di raccolta in raccolta cresce in consapevolezza. Avevamo lasciato il suo itinerario creativo alla introspettiva silloge “Dove si incontrano risposte” e alla scherzosa “Suite per gallina sola”, ma dopo la esperienza del Covide questi anni difficili il ripiegamento interiore si è esteso a una riflessione universale sulla “trappole del mondo”, che dietro a infingimenti e ipocrisie annulla la nostra umanità.
La dialettica tra memoria e pulsione vitale, tra speranza e realismo, è un’oscillazione costante intorno a un solo fulcro, quello della bellezza che sola resiste al tempo e alla vacuità. Anche se il male si annida nelle cose, ci sono territori – come quello della sapienzialità indiana – dove la Palma esplora la “cognizione del dolore” e l’oblio dei desideri, che si rivela esattamente il contrario del desiderio dell’oblio largamente coltivato dalla massa nel mondo virtuale. Solo così si giunge a comprendere di essere parte di un Tutto che incorpora in sé sofferenza ed estasi: nel ciclo di una vita che non si interrompe, si può anche decidere di non morire, regalando versi che restano impressi per la loro potenzialità suggestiva.